Una piccola impresa licenzia un dipendente storico e conta su un costo contenuto, al massimo sei mensilità. Con la sentenza n. 174 del 22 ottobre 2026 la Corte costituzionale chiarisce quale indennità spetta ai “vecchi assunti” delle realtà con meno di quindici dipendenti.
Il caso.
Dal 2003 una dipendente lavora come assistente part time in uno studio dentistico. Nel 2022 lo studio passa a un nuovo titolare. Nei primi mesi del 2024 la donna riceve tre contestazioni disciplinari. A luglio arriva il licenziamento per giusta causa, per presunte mancanze nella sterilizzazione degli strumenti. Mancano la contestazione preventiva dell’addebito e la prova dei fatti. Lo studio ha meno di quindici dipendenti: la legge del 1966 consente un’indennità tra 2,5 e 6 mensilità, cioè tra circa 3.600 e 8.600 euro. Il Tribunale di Livorno la ritiene inadeguata e rimette la questione alla Corte.
La tutela indennitaria.
Chi è stato assunto in una piccola impresa prima del 7 marzo 2015 e viene licenziato senza giusta causa o giustificato motivo non torna al lavoro, salvo i casi di nullità o discriminazione. Il datore sceglie tra riassumerlo e pagare un’indennità, cioè una somma che risarcisce il danno. Il giudice la fissa guardando ad anzianità, dimensioni dell’impresa e comportamento delle parti. La norma prevedeva un aumento fino a dieci o quattordici mensilità per chi ha più di dieci o venti anni di servizio, ma solo se il datore occupa più di quindici dipendenti. Per i nuovi assunti la Corte aveva eliminato nel 2025 il tetto delle sei mensilità.
Il punto nuovo.
Per la Corte una forbice così stretta impedisce di adattare il risarcimento al caso concreto e non scoraggia i licenziamenti ingiusti. La Corte afferma che la tutela richiede una reale «effettività che impone il rispetto dei criteri di personalizzazione del danno prodotto, di adeguatezza del relativo ristoro e di reale efficacia dissuasiva di quest’ultimo, senza consentire ulteriori distinzioni fondate esclusivamente sulla dimensione dell’impresa». Aggiunge che i vecchi assunti, che si ricollocano con più fatica, erano protetti meno dei nuovi. La Corte cancella quindi il requisito dei quindici dipendenti. Oggi ogni vecchio assunto di una piccola impresa può ottenere fino a dieci mensilità, e fino a quattordici oltre i venti anni di servizio. Il giudizio torna al Tribunale, che dovrà quantificare l’indennità nella nuova forbice.
Che cosa fare.
Prima di licenziare, il datore fa bene a ricalcolare il rischio: il tetto può salire da sei fino a quattordici mensilità. Va verificata l’anzianità, anche quella maturata con il titolare precedente. Conviene contestare per iscritto ogni addebito e attendere le difese prima di decidere. Il lavoratore fa bene a conservare lettere, buste paga e prove della propria condotta. In causa è utile documentare la gravità dei vizi e la difficoltà di ricollocarsi. La prevenzione migliore resta una procedura disciplinare corretta.
Contatta lo Studio per un primo colloquio
benedetta@giugnistudio.it
9.00 - 13.00 | 15.00 - 19.00